(dipinto di Viani)
La vera prigione
Non è il tetto che perde
Non sono nemmeno le zanzare che ronzano
Nella umida, misera cella.
Non è il rumore metallico della chiave
Mentre il secondino ti chiude dentro.
Non sono le meschine razioni
Insufficienti per uomo o bestia
Neanche il nulla del giorno
Che sprofonda nel vuoto della notte
Non è
Non è
Non è.
Sono le bugie che ti hanno martellato
Le orecchie per un'intera generazione
E' il poliziotto che corre all'impazzata in un raptus omicida
Mentre esegue a sangue freddo ordini sanguinari
In cambio di un misero pasto al giorno.
Il magistrato che scrive sul suo libro
La punizione, lei lo sa, è ingiusta
La decrepitezza morale
L'inettitudine mentale
Che concede alla dittatura una falsa legittimazione
La vigliaccheria travestita da obbedienza
In agguato nelle nostre anime denigrate
È la paura di calzoni inumiditi
Non osiamo eliminare la nostra urina
E' questo
E' questo
E' questo
Amico mio, è questo che trasforma il nostro mondo libero
In una cupa prigione.
Il rapporto che hai con le tue fantasie è arrivato a un punto di svolta. Finora ti sei limitato a rimuginarci sopra malinconicamente. Ma non puoi più permetterti di rimandare la loro realizzazione a un mitico futuro. Se non vuoi che svaniscano in un limbo, dovrai impegnarti per far diventare realtà almeno una delle tue fantasie. Se ti metterai al lavoro, l’universo ti darà un grande aiuto.
R.B.
La voglia di scrivere uguale a zero è dovuta a un dolore pulsante al polso ma soprattutto ad un precipitoso calo di interesse verso il mondo. Al momento vivo sull’isola di Arturo. E non è male.